IL PUNTO di Vittorio Bosio
Il punto
di Vittorio Bosio
Il nostro impegno è formare giocatori, non vincitori!
Giorni fa ho ricevuto una lettera, debitamente firmata, di un genitore di un ragazzino che fa attività con il Csi. Preciso subito che si tratta della segnalazione di un problema presente nello sport dalla notte dei tempi, ma ciò non può essere né un alibi, né un motivo per sottovalutarlo.
Tra le altre osservazioni – fatte con garbo e senso della misura –, il genitore mi ha scritto: «Desidero esprimere la mia profonda amarezza nel constatare come, durante le partite ufficiali del campionato Csi, la società continui a privilegiare il risultato sportivo rispetto al benessere, alla felicità e alla partecipazione di tutti i bambini iscritti. In più occasioni, infatti, sono stati convocati – e fatti giocare – bambini tesserati Figc e appartenenti ad altre società, i quali non hanno mai svolto un solo allenamento con il gruppo».
Questo papà affonda poi il dito nella piaga: «Questa scelta, oltre a snaturare lo spirito educativo del Csi, sottrae ai nostri figli spazio, tempo di gioco, opportunità di socializzazione e di integrazione, penalizzando i meno bravi.
Tutto ciò appare finalizzato esclusivamente al raggiungimento della vittoria, un obiettivo che non può e non deve prevalere sul percorso formativo dei bambini». Non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non che è tempo di darci una mossa.
Inutile, forse, ribadire che questa cosa mi addolora e mi rattrista: tante parole, tanto impegno, tanto tempo speso per indicare i corretti percorsi della nostra Associazione e poi… continuiamo a deragliare. Il Consiglio nazionale la prossima settimana sarà chiamato a riflettere sulla necessità di una riforma dello sport di squadra di bambini fino a 10 anni.
Il nostro progetto polisportivo “Sport& Go!” è una modalità che ha dato tanti buoni risultati, portata avanti per anni con effetti lusinghieri. Ma oggi è tempo di una rivisitazione.
Sottolineo ancora: non possiamo predicare in un modo, presentandoci alla società come i promotori di uno sport per tutti, inclusivo e rispettoso del bisogno dei bambini di giocare, e poi lasciare che accadano simili episodi, direi intollerabili.
Sono del parere che occorra formare le coscienze, perché da sole le regole non servono a niente poiché facilmente eludibili, e con danni ancora maggiori.
Se crediamo in uno sport di partecipazione e se crediamo nell’attività ludica, per il bene dei nostri ragazzi, dobbiamo trovare il modo di applicarlo.