CENTRO SPORTIVO ITALIANO - COMITATO DI FORLI'

Parliamo di MAMANET

PARLIAMO DI MAMANET

Il mercoledì sera, quando i corsi giovanili finiscono e in palestra restano solo le luci accese sul campo , succede qualcosa di diverso. Non entrano ragazze under 16 né squadre in cerca di classifica. Entrano donne. Alcune hanno giocato per anni, altre non hanno mai fatto sport. 
Hanno superato i 30 anni, qualcuna più , spesso sono mamme, lavoratrici, professioniste. Alcune sono già più vicine alla pensione che agli anni dell’università. E hanno deciso di rimettersi in gioco.

Si chiama Mamanet ed è promosso in Italia dal CSI, Centro Sportivo Italiano. Ma ridurlo a una semplice disciplina sportiva sarebbe limitante. Il Mamanet è un progetto che sta cambiando il modo in cui molte società guardano alla propria comunità.

Per anni le società sportIve (di pallavolo e non solo) hanno formato atlete, costruito settori giovanili solidi, riempito palestre di entusiasmo. Eppure, spesso, una parte importante della comunità è rimasta ai margini: le donne adulte. Le mamme che accompagnano e aspettano, le ex giocatrici che hanno smesso “perché non c’era più tempo”, le donne che avrebbero voluto provare ma pensavano di essere fuori età oppure tecnicamente non adeguate.

Il Mamanet intercetta proprio quel vuoto.

In campo non conta il curriculum sportivo. Conta la voglia di stare insieme, di muoversi, di sentirsi parte di qualcosa. Le regole, ispirate alla pallavolo, rendono il gioco dinamico ma accessibile. Non serve essere state atlete, non serve avere una tecnica perfetta. Serve la disponibilità a costruire un’azione insieme.
Niente bagher o palleggio, la palla si blocca, con un movimento istintivo che appartiene all’infanzia.

Ed è qui che emerge il suo valore più profondo.

Una squadra Mamanet non è solo un gruppo che si allena: è una rete che si crea. Le donne iniziano a conoscersi fuori dal ruolo di “mamma di”, riscoprono uno spazio personale, condividono fatiche e sorrisi. In un’epoca in cui l’isolamento sociale è sempre più diffuso, ritrovarsi due volte a settimana in palestra diventa un appuntamento atteso, quasi necessario.

Per le società sportive, questo significa molto più di qualche iscrizione in più. Significa trasformare la palestra in un luogo vissuto trasversalmente, dove generazioni diverse si incontrano. Significa rafforzare il senso di appartenenza, creare legami più solidi con le famiglie, costruire una comunità che non si esaurisce nel settore giovanile.

C’è anche un aspetto culturale da non sottovalutare. Proporre un’attività dedicata alle donne over 30 manda un messaggio chiaro: lo sport non ha scadenza. Non è riservato ai giovani, né limitato alla fase agonistica della vita. Può essere uno strumento di benessere continuo, fisico e mentale.

Chi torna in campo dopo anni racconta spesso la stessa sensazione: “Non pensavo di potercela fare”. Poi arrivano i primi scambi, le prime azioni costruite, il primo punto conquistato insieme. E con esso, una nuova consapevolezza.

Per molte società di pallavolo (per ovvi motivi), il Mamanet potrebbe rappresentare una naturale evoluzione. Non sostituisce nulla, non stravolge l’identità. La amplia. Aggiunge un tassello che parla di inclusione, aggregazione e visione a lungo termine.

In fondo, lo sport nasce per unire. E forse oggi, più che mai, c’è bisogno di palestre che sappiano essere anche questo: luoghi dove le persone si ritrovano, si sostengono e crescono insieme.

Parliamo di MAMANET